Sognatore. Scrittore. Informatico.
In questo ordine.
Note, tasti e byte.

Questo è quello che sono.

Era effettivamente una notte buia e tempestosa quando emisi il primo vagito. E dire che non amo i cliché.

Sono cresciuto come tanti altri bambini sulla terra: andando a scuola e facendolo pure male. Come? C'era una grande passione che consumava i miei pomeriggi: i videogiochi.

Per me sono sempre stati la forma di intrattenimento digitale più simile a un libro (gli eBook sono solo una trasposizione), con l'aggiunta di quel senso di controllo sulla storia che è in grado di immergerti ancor di più tra i mondi fantastici che vivono nello schermo.

Preso coscienza che parte del fascino che mi intrappolava nei videogiochi è la storia che raccontano, ho effettuato dei primi approcci alla scrittura, cercando di plasmare in lettere le storie che vivono nella mia mente.

Ma la scarsa proprietà di linguaggio, e un sistema educativo Italiano che sembra promuovere principalmente i saggisti e i giornalisti, hanno contribuito a indolenzire questo mio desiderio che si è tradotto in un tira e molla protratto per anni.

Dopo un trascorso scolastico burrascoso, sono approdato un poco titubante all'università dove ho scoperto un altro me. Conquistata la mia laurea, ho affrontato il mondo del lavoro senza troppi timori.

Sono me. Un informatico. Uno sviluppatore. Uno di quelli pignoli.

La scrittura

Per tanti motivi, io e la scrittura ci siamo inseguiti a lungo.

Quando ancora la barba era un traguardo da raggiungere con orgoglio, ho scribacchiato storielle di alieni e altre più "adulte" che non pubblicherei nemmeno sotto tortura. Ho persino scritto un paio di sceneggiature in lingua originale per la sitcom britannica Pets, che ho avuto la faccia di bronzo di inviare alla Fit2Fill Productions Limited, con prevedibile scarso successo.

In seguito ho approcciato il mondo del blogging tecnologico e ho vissuto per un paio d'anni nella trincea digitale delle informazioni. L'esperienza è stata formativa e interessante, ma con il passare del tempo ho altresì compreso che non era quello il tipo di scrittura a cui volevo dedicarmi davvero.

I successivi anni li ho trascorsi a scrivere byte su byte, codice su codice, dando sfogo alla mia raramente sopportabile pignoleria. E continuo a farlo tutt'ora.

Ed è stato soltanto nel 2017 che ho trovato il coraggio di riaprire quel cassetto polveroso e riprendere tra le mani quel sogno che mi sono sempre portato dietro. È stato con vero piacere che ho scoperto che era ancora vivo, sofferente di guardarsi indietro e vedere quanta strada era stata percorsa in sua assenza, ma al tempo stesso orgoglioso di poter reclamare il proprio spazio oggi.

E ora eccomi qui, a recuperare il tempo perduto e a divorare libri.

In conclusione, mi piace scrivere di horror, fantascienza e fantasy. Il più delle volte, senza rigidi confini. Il tutto intriso di un flusso pressoché ininterrotto di musica ruvida, metallica e pesante.

Se dovessi citare due soli modelli narrativi che influenzano la mia scrittura, direi Robert McCammon con Hanno Sete e quella criptica gemma videoludica che è Dark Souls. In realtà la lista è ben più ampia, ma è meglio non andare tanto per le lunghe.

Le mie pagine non sono alla moda, mainstream, o come volete chiamare i trend attuali di mercato.

Se siete in cerca di una nuova sfumatura, un'altra ghiandaia o un labirinto, non è qui che li troverete.

E ora sediamoci attorno al fuoco, è il momento di raccontare una storia.

Sì, lo so. I cliché...

Matt Armon